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۶o.39
Non è che la vita vada esattamente come tu la immagini. Fa la sua strada e tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo.. Salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito troppo tardi dove bisognava andare, dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro e ti salverai. Però troppo tardi, l'ho capito. La vita è sostanzialmente incoerente e la prevedibilità dei fatti una illusoria consolazione. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu, non puoi nemmeno immaginare.
« Signore.. » « Signore, scusatemi..» « Signore, volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per averla, tutta quella che c'è, tanta da impazzire, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio. Ce la farò, vero? » « Vero che ce la farò? »
M.
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